(di Demetrio Manolitsakis)
(ANSAmed) - ATENE - Senza dubbio la Grecia sta attraversando
il periodo piu' difficile del dopoguerra, con un debito pubblico
enorme, la disoccupazione ad altissimi livelli, il sistema
politico disprezzato dai cittadini che insultano gli uomini
politici per strada e, per la prima volta nella storia,
costringono un presidente della Repubblica ad abbandonare il
palco delle autorita' annullando la parata militare durante una
festa nazionale.
E' un Paese ad un passo dalla catastrofe. In mezzo a tutto
questo, e mentre i suoi partner europei riescono, con grandi
difficolta', a giungere ad un accordo che potrebbe portarlo
fuori dalla crisi, il suo primo ministro Giorgio Papandreou,
inspiegabilmente, decide di indire un referendum per ''dare ai
cittadini la possibilita' di decidere sull'accordo raggiunto dai
partner durante il Vertice europeo del 27 ottobre''.
''Rispettiamo tale decisione se si tratta della miglior
soluzione per l'approvazione del nuovo pacchetto di aiuti'', ha
detto il Governatore della Banca Centrale del Canada, Mark
Carney, commentando la decisione del premier greco. Ed è proprio
qui il problema.
''Si tratta della decisione giusta in un momento come
questo?'', si domanda la maggioranza dei greci. In effetti i
dubbi sono legittimi. Il referendum, se si fara', comporta molti
rischi per la Grecia. E prima di tutto saltera' la concessione
della sesta tranche del primo pacchetto di aiuti in un momento
in cui, secondo il ministro delle Finanze, i soldi nelle casse
dello Stato basteranno solo fino alla meta' di novembre.
Ma cio' che e' molto piu' grave, è che la Grecia mette a
repentaglio la sua stessa permanenza nella famiglia europea.
Infatti, come sottolineano diversi analisti, il rischio piu'
probabile e' che il popolo, chiamato alle urne, rispondera' al
quesito esprimendo la propria rabbia piuttosto che una risposta
logica e razionale. Con conseguenze incalcolabili non soltanto
per la Grecia - per la quale cio' significherebbe l'uscita
dall'euro e il ritorno alla dracma - ma per l'intero edificio
europeo. Oltre tutto, non si e' capita nemmeno tutta la fretta
di Papandreou. Il premier, come ha detto anche Antonis Samaras,
il leader di Nea Dimocratia (centro-destra, all'opposizione), ha
indetto un referendum su un qualcosa che in pratica non esiste,
perche', come e' noto a tutti, l'accordo raggiunto lo scorso 27
ottobre a Bruxelles non e' stato ancora definito nei suoi
dettagli. ''Allora - chiede Samaras - su cosa e' chiamato a
votare il popolo?''.(ANSAmed).
Crisi: Grecia, la grande incognita del referendum
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