Crisi: Grecia, la grande incognita del referendum

03 Novembre , 13:11

(di Demetrio Manolitsakis) (ANSAmed) - ATENE - Senza dubbio la Grecia sta attraversando il periodo piu' difficile del dopoguerra, con un debito pubblico enorme, la disoccupazione ad altissimi livelli, il sistema politico disprezzato dai cittadini che insultano gli uomini politici per strada e, per la prima volta nella storia, costringono un presidente della Repubblica ad abbandonare il palco delle autorita' annullando la parata militare durante una festa nazionale. E' un Paese ad un passo dalla catastrofe. In mezzo a tutto questo, e mentre i suoi partner europei riescono, con grandi difficolta', a giungere ad un accordo che potrebbe portarlo fuori dalla crisi, il suo primo ministro Giorgio Papandreou, inspiegabilmente, decide di indire un referendum per ''dare ai cittadini la possibilita' di decidere sull'accordo raggiunto dai partner durante il Vertice europeo del 27 ottobre''. ''Rispettiamo tale decisione se si tratta della miglior soluzione per l'approvazione del nuovo pacchetto di aiuti'', ha detto il Governatore della Banca Centrale del Canada, Mark Carney, commentando la decisione del premier greco. Ed è proprio qui il problema. ''Si tratta della decisione giusta in un momento come questo?'', si domanda la maggioranza dei greci. In effetti i dubbi sono legittimi. Il referendum, se si fara', comporta molti rischi per la Grecia. E prima di tutto saltera' la concessione della sesta tranche del primo pacchetto di aiuti in un momento in cui, secondo il ministro delle Finanze, i soldi nelle casse dello Stato basteranno solo fino alla meta' di novembre. Ma cio' che e' molto piu' grave, è che la Grecia mette a repentaglio la sua stessa permanenza nella famiglia europea.

Infatti, come sottolineano diversi analisti, il rischio piu' probabile e' che il popolo, chiamato alle urne, rispondera' al quesito esprimendo la propria rabbia piuttosto che una risposta logica e razionale. Con conseguenze incalcolabili non soltanto per la Grecia - per la quale cio' significherebbe l'uscita dall'euro e il ritorno alla dracma - ma per l'intero edificio europeo. Oltre tutto, non si e' capita nemmeno tutta la fretta di Papandreou. Il premier, come ha detto anche Antonis Samaras, il leader di Nea Dimocratia (centro-destra, all'opposizione), ha indetto un referendum su un qualcosa che in pratica non esiste, perche', come e' noto a tutti, l'accordo raggiunto lo scorso 27 ottobre a Bruxelles non e' stato ancora definito nei suoi dettagli. ''Allora - chiede Samaras - su cosa e' chiamato a votare il popolo?''.(ANSAmed).

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