LIBRI:IL SORRISO DELLA MEZZALUNA,L'UMORISMO NEL MONDO ARABO

27 Luglio , 17:35

(di Cristiana Missori) (ANSAmed) - ROMA - Incapaci di sorridere alla satira, di ridere di se' e dei mali che affliggono le loro societa'. Chi sostiene che gli arabi non sappiano essere ironici o che non riescano a utilizzare la penna in maniera arguta, sbaglia. In "Il sorriso della Mezzaluna. Umorismo, ironia e satira nella cultura araba" (CAROCCI, pp.196, 18 Euro), Barbara De Poli, Paolo Branca e Patrizia Zanelli cercano di sfatare quello che ormai, nella cultura occidentale, e' diventato un mito: quello secondo cui l'arabo-musulmano retrivo e privo di humour, sarebbe unicamente in grado di brandire la scimitarra contro l'"infedele". Lo strumento scelto dagli autori di questo volume e' quello della ricerca e della raccolta di aneddoti, barzellette, racconti, proverbi e di parte della satira apparsa sulle pagine di alcuni media arabi. Una indagine che abbraccia un lungo arco temporale, dall'epoca classica fino ai giorni nostri. Ne emerge un mondo arabo-musulmano in grado di travalicare gli stereotipi occidentali. Capace di non ridursi ai soliti cliché del velo, degli uomini barbuti e del conservatorismo becero, pur esistente in alcune sacche della societa' araba. Storielle salaci, che prendono di mira i regnanti e il loro entourage, esistevano sin dal periodo classico, ovvero sin dal primo secolo della storia islamica, come evidenzia il prof.

Paolo Branca. Tantissime le barzellette, alcune illustrate, riportate dai tre autori de "Il sorriso della Mezzaluna". Un posto d'onore spetta alla satira egiziana, che ha una storia ragguardevole. Già nell'Ottocento, fiorirono riviste come "Abu Naddara Zarqa" (Quello con gli occhiali azzurri), fondata da Yaqub Sanua nel 1877, o "Tankit wa tabkit" (Ironia e biasimo), di Abdallah Nadim (1881). Ridere sempre e comunque, anche nei momenti piu' tragici. E' questo il motto degli egiziani. Nel mondo arabo sono sempre esistite storielle che parlano dei rapporti tra uomini e donne, sesso, politica e religione.

"Temi che non differiscono da quelli affrontati dalla satira occidentale", ricorda nella sua introduzione al volume l'amb.

Mario Scialoja, "a eccezione delle barzellette contro la religione che nell'islam hanno sempre riguardato aspetti minori, senza toccare la divinita' o i suoi profeti''. I problemi, infatti, nascono quando a fare satira sulla religione musulmana sono gli occidentali o autori costretti poi all'esilio dopo avere toccato argomenti tabù. "Per quanto le parole, dette o scritte, possano fare molto male,una reazione violenta ad esse non e' mai accettabile poiche' non v'e' proporzione tra le due cose", sottolinea lo stesso prof. Branca, che ricorda quali furono le dure reazioni e i tragici fatti che accompagnarono: la pubblicazione de "I versi satanici" di Salman Rushdie; l'uscita di Submission, documentario costato la vita al regista olandese Theo Van Gogh; le vignette satiriche su Maometto apparse sui media danesi e infine le ripercussioni che ebbe il discorso tenuto a Ratisbona da Benedetto XVI. La soluzione, avanzano gli autori del volume è nel dialogo. Ma la questione della libertà di espressione e di fare satira nel mondo arabo rimane pur sempre aperta. (ANSAmed).

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