(di Cristiana Missori)
(ANSAmed) - ROMA - Incapaci di sorridere alla satira, di
ridere di se' e dei mali che affliggono le loro societa'. Chi
sostiene che gli arabi non sappiano essere ironici o che non
riescano a utilizzare la penna in maniera arguta, sbaglia. In
"Il sorriso della Mezzaluna. Umorismo, ironia e satira nella
cultura araba" (CAROCCI, pp.196, 18 Euro), Barbara De Poli,
Paolo Branca e Patrizia Zanelli cercano di sfatare quello che
ormai, nella cultura occidentale, e' diventato un mito: quello
secondo cui l'arabo-musulmano retrivo e privo di humour, sarebbe
unicamente in grado di brandire la scimitarra contro
l'"infedele".
Lo strumento scelto dagli autori di questo volume e' quello
della ricerca e della raccolta di aneddoti, barzellette,
racconti, proverbi e di parte della satira apparsa sulle pagine
di alcuni media arabi. Una indagine che abbraccia un lungo arco
temporale, dall'epoca classica fino ai giorni nostri. Ne emerge
un mondo arabo-musulmano in grado di travalicare gli stereotipi
occidentali. Capace di non ridursi ai soliti cliché del velo,
degli uomini barbuti e del conservatorismo becero, pur esistente
in alcune sacche della societa' araba.
Storielle salaci, che prendono di mira i regnanti e il loro
entourage, esistevano sin dal periodo classico, ovvero sin dal
primo secolo della storia islamica, come evidenzia il prof.
Paolo Branca. Tantissime le barzellette, alcune illustrate,
riportate dai tre autori de "Il sorriso della Mezzaluna". Un
posto d'onore spetta alla satira egiziana, che ha una storia
ragguardevole. Già nell'Ottocento, fiorirono riviste come "Abu
Naddara Zarqa" (Quello con gli occhiali azzurri), fondata da
Yaqub Sanua nel 1877, o "Tankit wa tabkit" (Ironia e biasimo),
di Abdallah Nadim (1881). Ridere sempre e comunque, anche nei
momenti piu' tragici. E' questo il motto degli egiziani.
Nel mondo arabo sono sempre esistite storielle che parlano
dei rapporti tra uomini e donne, sesso, politica e religione.
"Temi che non differiscono da quelli affrontati dalla satira
occidentale", ricorda nella sua introduzione al volume l'amb.
Mario Scialoja, "a eccezione delle barzellette contro la
religione che nell'islam hanno sempre riguardato aspetti minori,
senza toccare la divinita' o i suoi profeti''. I problemi,
infatti, nascono quando a fare satira sulla religione musulmana
sono gli occidentali o autori costretti poi all'esilio dopo
avere toccato argomenti tabù. "Per quanto le parole, dette o
scritte, possano fare molto male,una reazione violenta ad esse
non e' mai accettabile poiche' non v'e' proporzione tra le due
cose", sottolinea lo stesso prof. Branca, che ricorda quali
furono le dure reazioni e i tragici fatti che accompagnarono: la
pubblicazione de "I versi satanici" di Salman Rushdie; l'uscita
di Submission, documentario costato la vita al regista olandese
Theo Van Gogh; le vignette satiriche su Maometto apparse sui
media danesi e infine le ripercussioni che ebbe il discorso
tenuto a Ratisbona da Benedetto XVI. La soluzione, avanzano gli
autori del volume è nel dialogo. Ma la questione della libertà
di espressione e di fare satira nel mondo arabo rimane pur
sempre aperta. (ANSAmed).
LIBRI:IL SORRISO DELLA MEZZALUNA,L'UMORISMO NEL MONDO ARABO
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