FRANCIA: RINASCONO A ROUEN LE CERAMICHE DI LUIGI XIV

03 Settembre , 18:24

(di Cristiana Missori) (ANSAmed) - ROUEN (FRANCIA) - Contenitori di cipria per parrucche, vasi galenici e pitali - oggi trasformati, nell'uso, in salsiere - che nella Francia del Seicento erano utilizzati durante la messa, dalle nobildonne impossibilitate ad attendere la fine dei lunghi sermoni del vescovo Louis Bourdaloue, gesuita noto come ''il re dei predicatori o il predicatore dei re''. Oggetti oggi decorativi, un tempo di uso comune, realizzati interamente nell'atelier-boutique dei coniugi Alain e Josseline Augy, gli ultimi ''maitres faiencier'' di Rouen. Al numero 26 della Rue Saint Romain, nel cuore medievale del capoluogo normanno, dal 1960 si e' tornati a produrre come si faceva secoli addietro, quando Rouen era nota in tutto il mondo per le sue lavorazioni in ceramica. ''Tutti i passaggi della produzione, dalla lavorazione dell'argilla alla modellazione, dall'essiccazione alla cottura, fino alla smaltatura e alla decorazione avvengono nel nostro laboratorio'', racconta ad ANSAmed Alain Augy mentre lavora, circondato da centinaia tra piatti, tazze, caraffe, rinfrescatoi per bevande, calamai, maioliche, zuppiere e lampade. ''Nel 1856 scompare - prosegue Augy - l'ultima bottega artigiana di Rouen, capoluogo normanno che dal 1500 in poi ha costruito la sua fortuna su queste importanti manifatture''. In epoca rinascimentale, ricorda il proprietario, uno dei due due piu' importanti ceramisti di Rouen, Masseot Abaquesne, introdusse nella manifattura francese lavorazioni con temi e motivi di chiara origine italiana: fra tutti i vasi galenici e le maioliche. E' pero' sotto Luigi XIV che gli artigiani del capoluogo normanno raggiungono il massimo splendore. ''Il Re Sole - spiega - diede indirettamente un forte impulso a questa industria''. Per finanziare le guerre che dissanguavano le casse dello Stato, infatti, il sovrano fece fondere piatti e stoviglie d'oro e argento. ''Cosi' - rimarca Augy - inizia a diffondersi la moda dell'araldica dipinta su ceramica, con pezzi decorati di blu, rosso o giallo, a seconda dei periodi''. La parabola per la citta' si chiude nel XVIII secolo, quando le pregiate ceramiche di Rouen iniziano a essere scalzate da quelle inglesi. ''Il colpo di grazia - dice ancora - che ne segna il declino viene dato con il trattato commerciale anglo-francese del 1786 che sanci', tra l'altro, la fine della produzione 'rouennaise'''. In cambio, commenta Augy, la Francia avrebbe potuto importare beni dall'Inghilterra senza pagare dazi doganali''. Oggi la citta' in cui venne bruciata Giovanna d'Arco conta diversi ceramisti. Ma nessuno realizza tutto il processo produttivo in loco. ''Molti importano dall'estero il pezzo ancora da cuocere, vendendo il prodotto finale come realizzato in Francia''. Dal 1996 - Alain Augy e la moglie - hanno rilevato l'atelier dei coniugi Carpentier che all'inizio degli anni '60 hanno riavviato questa lavorazione. ''Ogni anno mi vengono consegnate circa tre tonnellate di terra'', dice. La terra rossa e liscia di Borgogna e quella bianca di Ferriere-en Bray, sono gli ingredienti base di un mestiere ormai scomparso. ''In Francia - afferma con rammarico Augy - esistono soltanto tre scuole di mestieri, ma non ne esiste una specifica per la ceramica 'alla rouennaise'''. Finora il laboratorio, dove da un po' lavora anche il figlio, funziona bene. ''Gli affari camminano'', dice sorridendo l'artigiano i cui lavori (che possono arrivare a costare fino a 2.400 euro a pezzo) sono apprezzati in tutto il mondo, dal Giappone all'Italia. (ANSAmed).

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