
(di Cristiana Missori)
(ANSAmed) - ROUEN (FRANCIA) - Contenitori di cipria per
parrucche, vasi galenici e pitali - oggi trasformati, nell'uso,
in salsiere - che nella Francia del Seicento erano utilizzati
durante la messa, dalle nobildonne impossibilitate ad attendere
la fine dei lunghi sermoni del vescovo Louis Bourdaloue, gesuita
noto come ''il re dei predicatori o il predicatore dei re''.
Oggetti oggi decorativi, un tempo di uso comune, realizzati
interamente nell'atelier-boutique dei coniugi Alain e Josseline
Augy, gli ultimi ''maitres faiencier'' di Rouen.
Al numero 26 della Rue Saint Romain, nel cuore medievale del
capoluogo normanno, dal 1960 si e' tornati a produrre come si
faceva secoli addietro, quando Rouen era nota in tutto il mondo
per le sue lavorazioni in ceramica. ''Tutti i passaggi della
produzione, dalla lavorazione dell'argilla alla modellazione,
dall'essiccazione alla cottura, fino alla smaltatura e alla
decorazione avvengono nel nostro laboratorio'', racconta ad
ANSAmed Alain Augy mentre lavora, circondato da centinaia tra
piatti, tazze, caraffe, rinfrescatoi per bevande, calamai,
maioliche, zuppiere e lampade.
''Nel 1856 scompare - prosegue Augy - l'ultima bottega
artigiana di Rouen, capoluogo normanno che dal 1500 in poi ha
costruito la sua fortuna su queste importanti manifatture''. In
epoca rinascimentale, ricorda il proprietario, uno dei due due
piu' importanti ceramisti di Rouen, Masseot Abaquesne,
introdusse nella manifattura francese lavorazioni con temi e
motivi di chiara origine italiana: fra tutti i vasi galenici e
le maioliche. E' pero' sotto Luigi XIV che gli artigiani del
capoluogo normanno raggiungono il massimo splendore.
''Il Re Sole - spiega - diede indirettamente un forte impulso
a questa industria''. Per finanziare le guerre che dissanguavano
le casse dello Stato, infatti, il sovrano fece fondere piatti e
stoviglie d'oro e argento. ''Cosi' - rimarca Augy - inizia a
diffondersi la moda dell'araldica dipinta su ceramica, con pezzi
decorati di blu, rosso o giallo, a seconda dei periodi''. La
parabola per la citta' si chiude nel XVIII secolo, quando le
pregiate ceramiche di Rouen iniziano a essere scalzate da quelle
inglesi.
''Il colpo di grazia - dice ancora - che ne segna il declino
viene dato con il trattato commerciale anglo-francese del 1786
che sanci', tra l'altro, la fine della produzione
'rouennaise'''. In cambio, commenta Augy, la Francia avrebbe
potuto importare beni dall'Inghilterra senza pagare dazi
doganali''.
Oggi la citta' in cui venne bruciata Giovanna d'Arco conta
diversi ceramisti. Ma nessuno realizza tutto il processo
produttivo in loco. ''Molti importano dall'estero il pezzo
ancora da cuocere, vendendo il prodotto finale come realizzato
in Francia''.
Dal 1996 - Alain Augy e la moglie - hanno rilevato l'atelier
dei coniugi Carpentier che all'inizio degli anni '60 hanno
riavviato questa lavorazione. ''Ogni anno mi vengono consegnate
circa tre tonnellate di terra'', dice. La terra rossa e liscia
di Borgogna e quella bianca di Ferriere-en Bray, sono gli
ingredienti base di un mestiere ormai scomparso.
''In Francia - afferma con rammarico Augy - esistono soltanto
tre scuole di mestieri, ma non ne esiste una specifica per la
ceramica 'alla rouennaise'''. Finora il laboratorio, dove da un
po' lavora anche il figlio, funziona bene.
''Gli affari camminano'', dice sorridendo l'artigiano i cui
lavori (che possono arrivare a costare fino a 2.400 euro a
pezzo) sono apprezzati in tutto il mondo, dal Giappone
all'Italia. (ANSAmed).